Charlotte Salomon: pittrice di nazionalità tedesca, ma ebrea, morta giovanissima nel campo di concentramento di Auschwitz.

Nata nell’aprile 1917 a Berlino, Charlotte appartenne a una famiglia benestante in cui le donne di casa, tra cui la madre, si suicid...

Nata nell’aprile 1917 a Berlino, Charlotte appartenne a una famiglia benestante in cui le donne di casa, tra cui la madre, si suicidarono per crisi depressive. Si avvicinò poi con sentimenti alterni alla compagna di suo padre, una cantante, e fu grazie a lei che scoprì la musica, ma soprattutto l’arte, facendole nascere la passione verso questa disciplina.
Questo la portò a studiare alla Scuola Nazionale dell’Accademia di Belle Arti di Berlino, ma qui, essendo ebrea, venne più volte discriminata. La svolta artistica avvenne in seguito al tentato suicidio della nonna: quando tutto sembrava andare per il cattivo verso, Charlotte si rifugiò con tutta la sua forza nell’arte per culminare, nel 1942, nella creazione della sua unica opera: Leben? Oder Theater? (“Vita? O teatro?”).
Più di mille dipinti in cui si intrecciano teatro, musica e pittura (i dipinti sono accompagnati da scritti e da musiche) realizzati con la tecnica del guazzo (o gouache, in francese), ovvero con un colore simile alla tempera, ma dall’aspetto più opaco per l’aggiunta di gesso o biacca e di un composto di gomma arabica. In quest’opera, la pittrice raccontò la storia della sua famiglia sullo sfondo dell’ascesa al potere di Hitler e dell’inizio delle leggi razziali e delle persecuzioni ebree. 
Emblematico è questo dipinto del ciclo: partendo dall’angolo in alto a sinistra per arrivare al centro del dipinto, Charlotte raffigura se stessa in tre momenti consecutivi mentre sta disegnando e dipingendo tenendo tra le mani una tavoletta; intorno a lei ruotano diversi oggetti, come cappelli, sedie, scarpe, strumenti musicali, e fiori, come il grande girasole in primo piano. Questo, ad indicare probabilmente la sua inarrestabile passione per la pittura, mentre tutto scorre intorno a lei. 
Quello che colpisce è che in questo dipinto non compare neanche il minimo riferimento alla realtà storica, alla Shoah.

La sua vita finisce tragicamente quando, insieme al marito e in dolce attesa, viene arrestata e portata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove muore in una camera a gas a soli 26 anni

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