Api e biodiversità: perché sono così importanti per l'ambiente

Il legame fra api e biodiversità è molto più stretto di quanto siamo abituati a pensare. Gran parte delle colture mondiali dipende dal lavor...

Il legame fra api e biodiversità è molto più stretto di quanto siamo abituati a pensare. Gran parte delle colture mondiali dipende dal lavoro di impollinazione di questi insetti, che sono anche un ottimo indicatore della salute dell'ambiente che ci circonda. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Manno, apicoltore e fondatore di Apicolturaurbana.it.

Apparse sulla Terra 100 milioni di anni fa, come dimostrano i ritrovamenti fossili, le api vengono considerate simbolo di operosità e soprattutto sentinelle della biodiversità. L’attività di impollinazione delle api garantisce infatti la riproduzione di diverse piante selvatiche e la nascita di varie colture, regolando così i differenti ecosistemi. Da anni, però, gli apicoltori segnalano tassi di mortalità di questi insetti molto elevati per le api e una ingente riduzione nella produzione di miele, a causa del cambiamento climatico e dall’attività umana. In occasione della Giornata mondiale delle api, ne abbiamo parlato con Giuseppe Manno, fondatore di Apicolturaurbana.it, realtà dedicata al mondo dell’apicoltura nel contesto urbano.

L’importanza delle api nel campo della biodiversità

Quando si parla di biodiversità, l’ape diventa protagonista: “Stiamo parlando di un insetto che da solo visita 2mila fiori al giorno, quindi un solo alveare visita milioni di fiori, cosa che in natura pochissimi altri insetti o animali sono in grado di fare. L’assenza delle api andrebbe a minare in modo grave la sopravvivenza di molte piante, come quelle che oggi ci danno nutrimento e che finiscono sulle nostre tavole”. Secondo un rapporto del Wwf pubblicato l’anno scorso, dagli insetti impollinatori dipende l’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano. Il 40% di questi insetti è inoltre a rischio di estinzione a livello globale.

Invece, per Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), il valore complessivo fornito dall’impollinazione per la produzione alimentare del pianeta è pari a 351 miliardi di dollari e di 3 miliardi su scala nazionale. In generale, la produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione rappresenta un valore economico stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari.

Api come indicatrici della salute dell'ambiente

"Attraverso le api è possibile fare biomonitoraggio ambientale, sfruttando sensori posizionati negli alveari. “Calcoli che un alveare copre un’area di 2.800 ettari - precisa Manno - quindi se durante la nostra attività di monitoraggio notiamo che le api stanno male, significa che in quella zona ci sono dei problemi”. Ad esempio, un'ape che mostra segni di stress è indicatore di un ambiente inquinato. Se invece muoiono dopo aver bevuto da una fonte d’acqua, potrebbe essere un segnale di inquinamento idrico.

Come la rottura dell’equilibrio naturale ha stravolto la vita delle api

Sempre secondo il rapporto Ispra, il polline d’api, trasferito da un fiore all’altro, permette la riproduzione di almeno il 90% delle piante selvatiche, fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e la fornitura di alimenti utilizzati dall’uomo, per la propria alimentazione e quella degli animali. Ma la situazione climatica non ha favorito le fioriture, specie quelle di questi mesi: “Di solito le api, già nel mese di maggio, fanno tre raccolti di miele, sfruttando le prime fioriture del tarassaco e l’acacia - afferma Manno - invece a causa del clima molte di queste piante non sono ancora fiorite. Ci sono apicoltori che sono stati costretti a nutrire artificialmente le api, con un costo di migliaia di euro al mese necessari per aziende che hanno centinaia di alveari”.

L'alimentazione artificiale delle api a base di sciroppo di zucchero è diventata ormai una pratica comune, vista la rottura dell’equilibrio naturale tra gli organismi viventi. “Le api per natura sono abituate a seguire dei cicli vitali, fatti di riposo in inverno quando dovrebbe far freddo e di attività di impollinazione in primavera-estate. Questa cosa è ormai completamente sfasata: basti pensare alla siccità dell’anno scorso, che di fiori da impollinare non ce n’erano, oppure a Natale e Capodanno di quest’anno, che in alcune zone si sono registrati 24 gradi centigradi e gli insetti che erano in volo non trovavano fiori”.

Le difficoltà degli apicoltori e rimedi per aiutare le api

Per questo motivo, diventare apicoltori è diventata ormai una scommessa: “Sono tante le aziende che stanno chiudendo e questo è un grave problema c’è il rischio che in futuro nessuno si prenderà più cura delle api”. Ma cosa stanno facendo le istituzioni a riguardo? A sentire le parole di Manno, poco o niente: “Si stanno muovendo lentamente e a macchia di leopardo. Dovrebbero sensibilizzare di più l’opinione pubblica, fare sfalci meno frequenti dei giardini ed evitare di farli quando c’è la piena fioritura delle piante e fare invece piantumazioni ad hoc per aiutare le api”, spiega Manno.

Una soluzione può essere la cosiddetta “autostrada delle api”, corridoi verdi creati per fornire un habitat e una fonte di cibo continua per gli impollinatori e aiutarli a sopravvivere nei contesti urbani dove i fiori ricchi di nettare scarseggiano. La prima autostrada è nata a Oslo nel 2014. In Italia ne esistono solo due: una a Milano, inaugurata al Parco Nord nel 2019 e a Fiano, in Piemonte, creata nel 2020.



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