In Italia le manifestazioni non vanno autorizzate.

La regola base è che ogni manifestazione deve essere preavvisata entro 48 ore, che si tratti di un corteo o di un presidio stati...

La regola base è che ogni manifestazione deve essere preavvisata entro 48 ore, che si tratti di un corteo o di un presidio statico, in un qualsiasi ufficio di polizia che poi trasmetterà il documento all’Ufficio di Gabinetto della Questura di competenza. 

Si può fare anche tramite pec, sebbene sia preferibile un contatto diretto con chi si occupa di ordine pubblico per avere uno scambio di considerazioni e coordinare gli interventi, fornendo informazioni sul luogo, l’orario e il numero di partecipanti dell’evento da organizzare, come anche le motivazioni, e l’eventuale arrivo di partecipanti da altre regioni o dall’estero.


Il preavviso
In pratica ogni cittadino può preavvisare in Questura l’intenzione di manifestare entro due giorni dall’evento. Lo può fare di persona - consigliabile per incontrare i poliziotti che dovranno organizzare il servizio di ordine pubblico - ma anche come detto scrivendo una pec: in questo caso è probabile che si venga comunque contattati dalla Questura per conoscere i dettagli dell’iniziativa. Al termine degli accertamenti il questore firmerà entro le 19 del giorno precedente all’evento l’ordinanza con la quale vengono disposti i servizi di vigilanza insieme con i dettagli di quello che accadrà.

L’autorizzazione
In realtà di norma non esiste alcuna autorizzazione a manifestare perché non è previsto dalla normativa. È una delle principali incomprensioni in linea generale con chi vuole protestare. Basta il preavviso sulla base del quale si organizza l’evento. Esistono però anche divieti a manifestare con provvedimenti diretti del questore o anche del prefetto in particolari circostanze. Ci possono essere gravi motivazioni di ordine pubblico o perché la protesta in se stessa costituisce reato - un esempio su tutti è quello di chi vuole organizzare in corteo per ricostituire il partito fascista -, ma più spesso agli organizzatori viene chiesto di spostare date, orari oppure anche luoghi per motivi di opportunità, perché la piazza in questione è già occupata per un altro evento o perché in quella accanto è in programma un’altra protesta, magari di segno politico opposto, e potrebbero verificarsi momenti di tensione.

Il silenzio-assenso
Al preavviso può anche non esserci risposta da parte della Questura, anche se è difficile che accada. Vige la regola del silenzio-assenso tenendo presente comunque che gli organizzatori che hanno presentato il preavviso sono comunque responsabili di quello che accadrà poi nel corso dell’evento, tanto più se vi partecipano di persona. Quindi l’importanza del preavviso, nel quale è contenuto anche il percorso che seguirà un corteo, è proprio legata al fatto che da solo “autorizza” l’evento, anche sulla base dei contatti che di norma vengono presi dai responsabili dell’ordine pubblico proprio con gli organizzatori che gestire al meglio l’iniziativa.

Senza preavviso
Una manifestazione senza preavviso è fuorilegge. Come anche un evento per il quale sono state date disposizioni per cui non si poteva tenere o per il quale era stato dato dalla Questura parere negativo motivato. Si può fare ricorso anche al Tar, ma nel frattempo non si può mettere in atto. Altrimenti si rischia una denuncia per manifestazione non autorizzata. Lo stesso accade anche per iniziative di protesta estemporanee. Nel primo caso tuttavia il servizio di ordine pubblico in determinate circostanze viene comunque organizzato per far fronte a qualsiasi evenienza.

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